5) Fichte. La libert come scelta fra idealismo e dogmatismo.

Fichte mette a confronto idealismo e dogmatismo ed arriva a
concludere che la scelta fra questi due tipi di filosofia sia
determinata pi che dalle dimostrazioni razionali, dal modo di
essere di chi deve farla. Perci la sua speranza che nel futuro
l'idealismo riesca ad imporsi sul dogmatismo  riposta nella
giovent.
J. G. Fichte, Prima introduzione alla Dottrina della Scienza, 1797
(pagine 406-407).

Un essere ragionevole finito non dispone di nient'altro
all'infuori dell'esperienza:  l'esperienza che contiene l'intera
materia del suo pensiero. Il filosofo sottost necessariamente
alle stesse condizioni. Sembra dunque impossibile pensare ch'egli
possa elevarsi al di sopra dell'esperienza.
Ma egli ha la possibilit di astrarre, cio a dire separare,
mediante la libert del pensiero, ci che nell'esperienza  unito.
Nella esperienza la cosa, e cio ci ch' determinato
indipendentemente dalla nostra libert e a cui la nostra
conoscenza si rivolge, e l' intelligenza, che ha la funzione di
conoscere, sono inscindibilmente unite. Il filosofo pu
prescindere dall'una o dall'altra, e ha cos astratto
dall'esperienza, si  elevato sopra di essa. Se prescinde dalla
cosa gli rimane, a giustificare l'esperienza, un'intelligenza in
s; se prescinde dall'intelligenza gli rimane, a giustificare
l'esperienza una cosa in s. Nel primo caso fa astrazione dal
rapporto dell'intelligenza con l'esperienza; nel secondo fa
astrazione dal fatto che la cosa si presenta nell'esperienza. Il
primo procedimento si chiama idealismo, il secondo dogmatismo.
Da tutto ci risulta abbastanza evidente che questi due sono gli
unici sistemi filosofici possibili.
[_].
Il contrasto tra l'idealista e il dogmatico consiste propriamente
in ci: se l'autonomia dell'io debba essere sacrificata a quella
della cosa o viceversa. Che cos' dunque che induce un uomo
ragionevole a decidersi per l'una cosa piuttosto che per
l'altra?_.
Di questi due termini, uno solo pu essere il primo, l'originario,
l'indipendente: quello ch' secondo non diventa necessario se non
per il fatto ch' il secondo, dipendente dal primo, al quale ha da
essere legato.
Quale di questi due termini dev'essere fatto primo? La ragione non
 in grado di fornire un principio che risolva l'alternativa,
poich si tratta non di collegare un membro all'interno d'una
serie, per il che princip di ragione sarebbero sufficienti, ma di
cominciare la serie intera, il che, essendo un atto assolutamente
primo, non dipende che dalla libert del pensiero. Tale atto 
dunque determinato dall'arbitrio, e, dato che la decisione
dell'arbitrio deve pure avere una ragione, dall' inclinazione e
dall' interesse. La ragione ultima della differenza fra idealista
e dogmatico  perci la differenza del loro interesse.
L'interesse supremo, principio di ogni altro interesse,  quello
che abbiamo per noi stessi. Il che vale anche per il filosofo_.
La scelta di una filosofia dipende da quel che si  come uomo,
perch un sistema filosofico non  un'inerte suppellettile, che si
pu lasciare o prendere a piacere, ma  animato dallo spirito
dell'uomo che l'ha. Un carattere fiacco di natura o infiacchito e
piegato dalle frivolezze, dal lusso raffinato e dalla servit
spirituale, non potr mai elevarsi all'idealismo.
Si pu mostrare al dogmatico l'insufficienza e l'inconseguenza del
suo sistema, secondo quanto diremo tosto, lo si pu tormentare e
confondere in ogni senso, ma non lo si pu convincere, perch egli
non sa ascoltare e saggiare pacatamente e freddamente una dottrina
che egli non pu assolutamente tollerare. Per esser filosofi _
posto che l'idealismo si confermi come l'unica vera filosofia _
bisogna esser nati tali, essere stati educati tali, e tali
educarsi: non c' arte umana che valga a far diventar filosofo. E'
per ci che questa scienza si ripromette pochi proseliti fra gli
uomini gi fatti: se le  dato d'avere qualche speranza, essa lo
ripone nella giovent, la cui congenita energia non s' ancora
rovinata nella fiacchezza dei nostri tempi_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine 955-958.
